In uno sviluppo significativo che ha acceso un intenso dibattito politico, il partito di governo VMRO-DPMNE in Macedonia del Nord ha promosso una proposta di legge per vietare ai membri del parlamento di detenere la doppia cittadinanza.

La proposta, presentata come emendamento alla Legge sui rappresentanti del popolo, mira a garantire che i deputati abbiano un’alleanza esclusiva con lo Stato macedone. La mossa arriva dopo le accuse dell’opposizione, l’Unione Socialdemocratica di Macedonia (SDSM), secondo cui diversi parlamentari della maggioranza possiederebbero segretamente passaporti bulgari, sollevando interrogativi sulla loro coerenza.

La controversia è esplosa poco dopo le elezioni bulgare del 19 aprile, quando l’SDSM ha diffuso una lista con i nomi di esponenti del VMRO-DPMNE presumibilmente in possesso della cittadinanza bulgara, mettendo in dubbio anche le loro preferenze di voto all’estero. In risposta, l’ex ministro degli Esteri e attuale deputato VMRO-DPMNE Antonio Milososki ha annunciato il disegno di legge sui social media, presentandolo come una necessaria tutela della sovranità parlamentare. Uno dei deputati citati, Boyan Stojanoski, ha negato pubblicamente di possedere la cittadinanza bulgara durante un’apparizione televisiva, mentre la collega Dafina Stojanovska ha liquidato le accuse come destinate a “scoppiare come una bolla di sapone”.

L’aumento dei passaporti bulgari e le sue cause

Al centro della tempesta politica c’è un fenomeno più ampio: il forte incremento di cittadini macedoni che ottengono la cittadinanza bulgara. Secondo dati ufficiali, tra il 2007 e l’inizio del 2026 oltre 216.500 cittadini della Macedonia del Nord hanno acquisito un passaporto bulgaro. L’interesse resta elevato, con circa 2.000 concessioni solo nel 2025.

Dimostrando un’ascendenza bulgara – un processo relativamente accessibile secondo la legge bulgara – i richiedenti ottengono i diritti di cittadinanza dell’Unione europea, tra cui libertà di movimento, lavoro e accesso all’istruzione. Un’opportunità concreta in un contesto segnato da disoccupazione e limitate prospettive economiche.

Tuttavia, i numeri evidenziano una discrepanza: il censimento del 2021 ha registrato appena 3.504 persone che si identificano come bulgari etnici. Gli esperti attribuiscono questo divario a pressioni sociali e timori di stigma, che spingono molti a richiedere il passaporto in modo discreto.

I media locali hanno inoltre sottolineato che diversi firmatari della proposta VMRO-DPMNE, tra cui lo stesso Antonio Milososki, Nikola Micevski, Igor Zdravkovski e Maria Petrushevska, sarebbero tra coloro in possesso della doppia cittadinanza. Ciò ha alimentato accuse di ipocrisia, trasformando il dibattito in uno scontro politico. I partiti albanesi d’opposizione si sono in gran parte opposti alla misura, mentre il Partito Liberal Democratico (LDP), guidato da Monika Zajkova, ha espresso sostegno.

Richieste di coerenza: estendere il divieto oltre il Parlamento

Zajkova ha chiesto con forza che il divieto venga esteso a tutte le cariche pubbliche. Ha proposto che i funzionari presentino dichiarazioni notarili attestanti il possesso esclusivo della cittadinanza macedone, con dimissioni immediate in caso di violazione.

Anche l’SDSM, guidato da Venko Filipče, ha annunciato il sostegno alla proposta, ma con emendamenti per renderla retroattiva e applicabile agli attuali parlamentari. Filipče ha definito il testo del governo “un classico inganno”, criticando l’assenza di disposizioni vincolanti per i deputati in carica. Il coordinatore dell’opposizione Oliver Spasovski ha giudicato la misura populista e difficilmente applicabile senza meccanismi chiari di verifica.

Il parlamento ha infine approvato l’avvio della procedura accelerata con 77 voti favorevoli e 8 contrari. La scelta ha suscitato critiche, anche alla luce delle precedenti dichiarazioni del presidente dell’assemblea Afrim Gashi, che aveva auspicato un maggiore coinvolgimento pubblico nel processo legislativo.

Parallelamente, la maggioranza ha promosso modifiche alla Legge sul governo per abolire il meccanismo dell’esecutivo tecnico dopo le elezioni del 2028 o eventuali elezioni anticipate. La misura, introdotta nel 2016 con mediazione internazionale per garantire elezioni neutrali, è stata contestata dall’opposizione, che teme un indebolimento delle garanzie democratiche.

Il capogruppo VMRO-DPMNE Nikola Micevski ha respinto le critiche, mentre Filipče ha avvertito che eliminare il governo tecnico senza consenso ampio potrebbe compromettere la credibilità delle elezioni. Anche la deputata DUI Arbana Pasholi ha criticato la procedura accelerata.

I sostenitori del divieto ritengono che rafforzi la sovranità nazionale in un momento di pressioni esterne, in particolare dalla Bulgaria. I critici lo considerano invece un intervento selettivo che non affronta problemi strutturali. L’elevato numero di passaporti bulgari tra i cittadini riflette infatti motivazioni pragmatiche, legate alle opportunità offerte dall’UE.

Il rapporto sull’allargamento 2025 della Commissione europea invita la Macedonia del Nord ad adottare modifiche costituzionali per includere minoranze come quella bulgara, condizione essenziale per avanzare nel percorso di adesione all’Unione europea. Tuttavia, il governo VMRO-DPMNE intende rivedere questo quadro, rischiando di congelare il processo di integrazione europea del Paese.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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